Una lettura che sa di magia, così ho intitolato un mio articolo di qualche anno fa e recentemente ho incontrato una lettura che sa di magia, o meglio, due letture.
L’incontro con L‘Infanzia del mago, di Herman Hesse, è stato casuale (se ancora ha valore la parola casuale): stavo spolverando una vecchia mensola, di quelle nascoste, che dormono abbandonate nelle case. Ho visto il libro. Dimensioni contenute rispetto ai soliti, sono subito stata catturato dall’immagine in copertina. Una composizione di piccole illustrazioni e la prima, in particolar modo, ha richiamato l’attenzione: un cielo blu, con il mondo, la luna, le stelle; semplice e chiaro il tratto del disegno. Ho quindi letto il titolo e scelto che mi avrebbe fatto compagnia.
Una lettura che non ha subito interruzioni: è stata immediata e diretta, proprio come i disegni.
“Una rievocazione di Herman Hesse bambino” si legge in quarta di copertina; un’osservazione del mondo degli adulti con il prezioso richiamo all’aspetto magico che, ahimé, crescendo si allontana lentamente da noi, fino a perdersi completamente. E con il magico, c’è anche il gioco, il divertimento, che spesso non incontrano l’interesse degli adulti. In riferimento a questi ultimi, Herman Hesse scrive: Quante aria di importanza si davano con il loro lavoro, i loro mestieri e i loro uffici, quanto grandi e venerabili si credevano gli adulti (…) invece i bambini, con le loro occupazioni e il loro giochi, erano meno importanti, loro venivano spinti in disparte e sgridati!
Le pagine accompagnano a percorrere i due mondi paralleli attraverso domande in cui il bambino si interroga su come anche gli adulti, in fine dei conti, siano stati un tempo bambini; come è accaduto che smarrissero quel senso di percezione e di visione del mondo in cui tutto “è buono e bellissimo?”. E poi la frase: Una cosa desideravo ardentemente: diventare un mago . Un desiderio che rincorre la parola “sconfinato” per poi, pensando al crescere e al divenire adulto, ridimensionarla nel “limitato”. Crescendo il bambino inizia a percepire come la gioia di voler diventare mago si affievolisca siano a diventare “ricordo di di fanciullagine”. E ancora (…) il mondo del possibile, infinito, dai mille aspetti, si era ristretto, diviso in caselle, tagliato in compartimenti stagni (…).
La magia e il gioco che permettono di scoprire ed esplorare novità e possibilità, anche negli oggetti di tutti giorni, si affievolisce sempre più; la statuina del dio indiano, che si animava ai suoi occhi, diviene una semplice statua di bronzo, e anche il “piccolo uomo” che lo accompagnava nelle sua giornate, lo abbandona.
Poi, ho incontrato un’altra lettura, dal titolo molto pragmatico: Sei una lavatrice con il manuale del forno? di Massimiliana Molinari, psicoterapeuta e facilitatrice Access Consciousness®. Un libro che invita a rivedersi per ritrovarsi in quell’aspetto magico che, come scrive Herman Hesse, diventa “ricordo di fanciullagine”. A parlare è l’adulto che si rivede bambino, che si rivede protagonista in un mondo magico, tutto suo, dove le scelte sono innumerevoli e non sempre in linea con quanto l’adulto si aspetta. Tuttavia, la magia e il possibile possono appartenere ancora alla nostra realtà. Quanto possiamo non chiuderci nei compartimenti stagni a cui fa riferimento Hesse? Quanto possiamo non limitare il mondo del possibile? Si rincorrono domande che possono sostenerci nel non fermarci a quanto sia possibile o meno. Si argomentano diversi temi tra cui il senso di smarrimento che si prova da piccoli quando si vede il mondo con occhi diversi e quando, sforzandosi di adottare le lenti degli adulti, è sì possibile vederne le stesse cose, ma si perde gioia e leggerezza. Non che l’adulto sia sbagliato, non è certo questo il punto, piuttosto è chiedersi se ciò che funziona per altri, funzioni anche per noi. E così ecco il ricordo dell’autrice alle elementari, quando (…) una maestra suo Giovanna (…) mi lasciava disegnare, aggeggiare con la carta o atro mentre lei spiegava (…). L’attenzione al momento c’era, solo che per lei stare ferma non funzionava.
Si affronta poi l’attitudine al controllo e, in riferimento a quest’ultimo si legge: Quando sei nel controllo tu esegui uno spartito, l’attenzione è sul farlo bene, come indicato… Nel creare, sei tu che stai scrivendo lo spartito, suonando, sperimentando, cancellando note… ciò che non funziona e scegliendo altro.
I due libri, tanto diversi nello stile e lontani nel tempo, mi hanno invitato a pronunciare nuovamente le parole magia, creare, divertimento, per non cristallizzarle in un mondo di favola e di fanciullagine, per non smarrirle e scegliere di portarle sempre con me.