Written by Esperienze

Lasciar andare… anche le parole

Lasciar andare. Quanto è difficile (o forse no). Spesso “lascia andare” è un invito ad alleggerirsi di un carico emotivo, magari suscitato da un evento o situazione vissuta e la cui impronta, nonostante il trascorrere del tempo, appare indelebile e silenziosamente presente. E’ una dinamica che accade quando scrivo: so che arriverà il momento in cui proverò un po’ di disagio nel lasciar andare le parole. Le ho scelte, le ho affiancate, le ho sistemate, le ho poi riordinate, hanno abbellito la mia pagina; hanno donato nuova aria e leggerezza, hanno creato qualcosa che non c’era. Non posso abbandonarle, questo è uno dei tanti punti di vista con cui mi rivolgo a loro. Sono consapevole che scrivo per me, e sono altrettanto consapevole che scrivo per il piacere di condividere con gli altri, per la curiosità di vedere come il testo arriva e dove arriva. Una curiosità che a volte viene esaudita, a volte no; e provare curiosità è anche la parte più bella.
La scrittura coinvolge autore e lettore in un movimento egualmente intenso, sebbene si muova in direzioni opposte. Per me in quanto autrice, è come esser andata alla ricerca di un oggetto prezioso per poi, una volta trovato, donarlo al mondo: a chi magari inconsapevolmente lo sta cercando, a chi l’ha smarrito, a chi lo desidera. Scrivere è un moto che dal profondo arriva in superficie. Per me in quanto lettrice, è l’opposto, arriva dalla superficie e può scendere nel profondo in un moto infinito.
Lasciar andare, quando scrivo non è così immediato, lo ammetto. Dopo il tempo tecnico, utile alla forma stilistica che invita a leggere, rileggere, limare, arriva il momento in cui il testo è pronto, e chiede di esser lasciato libero. A quel momento, non mi sento sempre pronta. Lo desidero, mi rende felice, al momento stesso non voglio lasciare le parole sole nel mondo; è come se volessi proteggerle da … Cosa? E’ un attaccamento? Forse. E’ un rendere rilevante il mio pensiero? Può darsi…
E allora? Beh, mi risulta più facile quando mi apro alla consapevolezza che lasciar andare è affidare alle infinite possibilità una creazione a cui sono affezionata, di cui mi sono presa cura e che potrà allietare, potrà far riflettere, potrà contribuire, potrà piacere, potrà non piacere…