Written by Esperienze, Letteratura

Leggiamo? Sì, anche la punteggiatura

Nei gruppi di lettura e scrittura che conduco, fanno capolino osservazioni riguardo al fatto che, quando si legge a voce alta, si porta maggior attenzione e consapevolezza ad aspetti che potrebbero sfuggire se leggessimo “in silenzio” lo stesso testo. Leggendo a mente, senza aprire bocca, potremmo non dare la giusta enfasi a una frase che termina con un punto interrogativo o esclamativo. Nessun dubbio sul fatto che comprendiamo se siano domande o esclamazioni, ma la loro voce potrebbe non arrivare, sia a noi lettori sia agli altri ascoltatori. Soprattutto nella comunicazione di tutti i giorni può presentarsi questa dinamica: poniamo le domande senza necessariamente badare a quel preciso segno grafico che pur non vedendolo, c’è.
Stessa cosa si può mostrare per la punteggiatura più semplice, ad esempio virgole e punti che spesso passano inosservati, anche se corrono chiari sotto i nostri occhi.
Quando, durante gli incontri, ci dedichiamo alla lettura dei testi creati – frutto di confronti, selezione di parole e altrettanta accurata selezione di punteggiatura – diventiamo sempre più consapevoli di come la voce, meravigliosamente, sia una bussola: comprendiamo se la virgola aggiunta in un preciso punto della frase, la faccia suonare più o meno armonica; ci confrontiamo su quanto possa essere utile sostituire il punto con un punto e virgola; diversamente, se un punto possa essere degno sostituto della virgola. E lo scopriamo leggendo a voce alta, sì, ma anche arrivando a fine periodo senza fiato perché… non abbiamo dato voce alla punteggiatura.
Come non poter ricordare Stefano Benni quando scrive a proposito della termite della punteggiatura che… rosicchiando punti e virgole provoca il famoso periodo torrenziale