Written by Esperienze, Italiano

Il tempo delle parole

Se c’è un argomento, trattato e ritrattato, è carta vs digitale. Tutto è cominciato quando hanno fatto la loro comparsa i primi eBook, sembrava arrivassero tra noi con lo scopo di estinguere il buon vecchio libro. Poi, pian piano, si sono alleati e oggi convivono serenamente, lasciando ai lettori la libertà di scegliere l’uno, l’altro oppure entrambi (perché no).
Quotidianamente con noi abbiamo il cellulare o, dovrei dire, lo smartphone. Tanto utile, quanto piccolo nelle dimensioni, altrettanto comodo per le tante funzioni che ci supportano negli impegni e, dico, sopportano negli inciampi dovuti a inconsapevolezza e incapacità d’uso. Non serve l’agenda, c’è il promemoria; non serve annotarsi nulla, è sufficiente aprire Calendar e inserire l’appuntamento. Se poi arrivano delle idee e non vuoi lasciartele sfuggire, ecco che eccezionali sono i memo vocali. Tutto smart, tutto veloce, tutto pratico, tutto a portata di mano.

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un lavoro complesso, che quando scegli di affrontarlo è importante tu sia predisposto, soprattutto d’animo: il riordino di fogli ricchi di appunti, note, pensieri. “Ecco! Vedi che tutto questo caos potresti evitarlo ?”, “Pensa a quanto tempo butti via nel non adattarti all’uso di strumenti che possono semplificarti e renderti agile il prendere nota” e quanti altri pensieri (o giudizi) qualcuno di voi sta creando nel leggere queste righe? Posso concordare che siano tutti una possibilità. Il gesto di prendere tra le mani il foglio, foglietto, post-it o qualsivoglia forma cartacea; leggere quanto scritto; tornare con la mente all’attimo in cui il segno grafico ha lasciato traccia di un’idea; chiedersi se ancora l’appunto sia utile, funzionale, vivo o meno. Sono tutti passaggi che si sono svelati nel loro carattere meditativo. Se inizialmente, non lo nascondo, il mio stato d’animo apparentemente predisposto, fosse orientato all’ansia e a una sensazione di pesantezza nell’affrontare quella caotica massa di carta, ebbene foglio dopo foglio, tutto ha iniziato a diventare leggero e ogni appunto-scarabocchio ha trovato il suo spazio: qualcuno nel cestino, qualcuno ancora lì sulla scrivania, qualcun’altro ha preso forma.

Quanto diversa è la relazione che nasce tra il nostro corpo e l’intuizione, l’dea (date il nome che volete) che ci invita a non lasciarla scappare? È indifferente lo strumento con cui perseguiamo questa finalità ?
Si torna all’argomento di partenza che riformulo da un altro punto di vista: passato vs futuro. Cosa funziona di più? La chiave di lettura è nel presente: ci sono appunti che richiedono presenza, consapevolezza e, personalmente, scriverli sulla carta, dare loro forma attraverso il gesto manuale, compreso scarabocchiare una parola e sostituirla, apre maggiormente a far fiorire quelle riflessioni, quelle parole. Anche se sostano per un po’ nel caos di annotazioni. Ci sono poi appunti o parole, sempre di loro si tratta, che creano di più se annotati velocemente attraverso strumenti tecnologici che riducono i tempi.

Carta vs digitale; passato vs futuro; tradizione vs innovazione… È il presente e la consapevolezza che fa scegliere il tempo attraverso cui annotare e far fiorire le parole.