“Ognuno descrive ciò che vede in base a ciò che ha vissuto, crediamo di vedere tutti la stessa cosa, ma ognuno riconosce segnali che la sua storia seleziona tra i milioni possibili, e ne fa una narrazione diversa“. Questo pensiero lo si incontra nel romanzo di Alessandro d’Avenia, L’appello, e come introduzione calza a pennello, e lascio la rima. In fin dei conti scrivere è anche sorridere.
Nei gruppi di scrittura e lettura accade proprio questo: si scrive, si legge, si sorride, si parte da una narrazione, da un significato che si apre a ventaglio, ma non arriva a una destinazione di chiusura, magicamente rimane in costante estensione.
In uno degli incontri di gruppo, la parola vuoto si è rivestita a nuovo; dopo averla incontrata l’abbiamo coinvolta nella nostra discussione, metaforicamente è come se l’avessimo invitata ad accomodarsi tra noi per poi interagire ed esplorare assieme nuove sue possibilità di significato.
“Vuoto”. E’ sinonimo di pieno, è mancanza, è un aggettivo che può caratterizzare uno spazio, un oggetto, anche un animo. Allo stesso tempo, dal mettere al centro della discussione le proprie esperienze, i propri punti di vista, quei segnali che la storia di ognuno di noi ha selezionato tra i milioni possibili, si è rivestita del valore della parola “pieno”.
Il vuoto può identificare un momento di completamento, di arricchimento, di aggiunta, non solo mancanza. Uno spazio vuoto può sorprendentemente definirsi anche pieno. E pieno, cos’altro è possibile attorno a questa nuova parola? Pieno è l’ispirazione, l’emozione incontrata nell’ avvicinarsi al vuoto, che istantaneamente non esiste solo nel suo significato primario, bensì appare come il suo esatto contrario.
Un’altra parola: disadorna. Anch’essa si è unita al gruppo portandoci subito a pensare a parole come spoglia, vuota, nuda. Poi, ha pian piano preso forma la possibilità che disadorna si avvicini a essenziale, quindi non è un impoverimento, bensì una scelta, una selezione.
Lasciare che le parole diventino compagne di discussioni, di confronti e dialoghi, è un esempio concreto di quel Viaggiare con la parola che è sia espressione capace di racchiudere un significato immediato, sia titolo del libro curato da Jordi Canals ed Elena Liverani, nel quale si legge:
…la parola continua ad essere il veicolo principale grazie al quale il lettore si reca in mondi possibili…
E sebbene tale frase appartenga a un contesto editoriale il cui focus è un’analisi del discorso, qui si riveste di nuovo significato e da destinazione diventa nuova partenza.