Un po’ di fantasia, un invito che da piccola mi veniva spesso rivolto quando era il momento di dedicarmi ad attività come dipingere, disegnare o, semplicemente, scrivere due o tre frasi riguardo a un argomento. Ricordo che la parola fantasia mi intimoriva, sembrava essere un’allerta anziché una piacevole proposta ad aprire o creare mondi nuovi, sconosciuti, animati da creature, atmosfere o semplicemente da parole e immagini. Nella mia testa c’era un fervido movimento, ma certo non di immaginazione, piuttosto di confusione, e non era nemmeno un caos creativo.
Mi chiedevo : cosa scrivo, non ho nessun idea!
Seguire, anzi no, affidarsi alla fantasia è spegnere il radar della mente, quel bip-bip impercettibile all’udito, ma molto chiaro e presente nel momento della stesura: quale mondo creo? Quale paesaggio lo caratterizza? Qual è il modo migliore per descriverlo? Domande utili, importanti e, allo stesso tempo, domande che non suonano così fondamentali quando si gioca con la fantasia.
Giocare. Sì, per me fantasia è sinonimo di gioco; è sciogliere le briglie dell’immaginazione, della razionalità e aprirsi a spazi unici che non sono pensati, non sono studiati; prendono vita nell’istante in cui ci affacciamo sulle mille e mille possibilità di narrazione. Il bello è che non si conosce la trama, lo svolgimento, il finale; le parole scendono copiose, come in un tetris, e che paradosso! Il gioco che invita ad allenare la mente, qui assume tutt’altro significato: è l’immagine perfetta di come le parole scendano copiose, di come vadano prese, girate, scomposte, affiancate con la differenza che non c’è un finale definito a cui ambire. Tutti gli sviluppi, tutte le trame e tutti i finali – ammesso che ci siano, stiamo pur sempre parlando di fantasia – sono possibili.
Come si fa ad affidarsi alla fantasia se non si ha immaginazione? La domanda è lecita, e credo che durante l’infanzia, inconsapevolmente, me la sia posta spesso… La fantasia è in ognuno di noi, si mostra nell’istante in cui la accogliamo e io ho iniziato a giocare con lei da grande. Avete letto bene, da grande. C’è un tempo per la fantasia? C’è uno spazio in cui la fantasia si sente a proprio agio e quindi si sente accettata? Per la mia esperienza, la risposta è: no.
La fantasia è una bella signora, indossa un largo cappello di colore lillà, veste sempre con abiti lunghi, impreziositi di pietre colorate e fili dorati, non dimentica mai di indossare degli eleganti guanti bianchi. Api e fiori rallegrano le sue giornate che trascorre sonnecchiando su un elegante sofà, di velluto rosa ciclamino mentre attende di mostrarsi per poi … – per poi? – per poi… proseguite voi a immaginare…
Io l’ho incontrata non molto tempo fa, nel bel mezzo di un pomeriggio soleggiato e in occasione di una gita fuori porta. Ero in compagnia di una bambina, stavamo aspettando di gustarci una squisita torta al cioccolato e per non pensare all’attesa: sorpresa! Tra un soffio di vento e una frangia spettinata, la fantasia è arrivata.
E non c’è un tempo, uno spazio adatto, solo la disponibilità a giocare e riceverla!
