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Alice nel paese delle meraviglie. Sempre una nuova storia

La scrittura porta in sé una moltitudine di aspetti. Nei momenti in cui si sceglie di aprire le porte alle ispirazioni, tutto il resto non conta più, non c’è nessun rumore, nessun richiamo che possa distrarre. È come varcare la porta di un mondo parallelo in cui c’è tanta abbondanza, tanta ricchezza, tanta forma da modellare, e si viene assorbiti e avvolti da tutte le ispirazioni, le parole, le atmosfere che iniziano ad apparire. Nel paese delle meraviglie Alice cammina in punta di piedi, non sa bene dove si trova, ha un po’ di timore, eppure viene attratta da tutte le meraviglie che la richiamano. E come è accaduto a lei per seguire un coniglio bianco, con la scrittura si entra in un tunnel, lo si attraverso con la piacevole sensazione di cadere delicatamente per poi atterrare su un terreno soffice, che sembra fatto apposta per accogliere. Scrivere è questo: essere Alice nel paese delle meraviglie, un’alternanza di ordine e disordine, di senso e non senso, di reale e reale diversamente, di voler dire e non dire.

Non si smette mai di scrivere, non si smette mai di leggere. Fermiamoci un istante: quanto patrimonio è arrivato a noi e arriva costantemente? Scrivere e leggere hanno un ritmo al pari del giorno e della notte. Se si potesse amplificare il delicato fruscio delle pagine sfogliate, e di quelle ripiegate nell’angolo per non smarrire il segno – le tanto amate o odiate orecchie ai libri – certamente l’intensità sarebbe pari a quella dei clacson e dei passi veloci sull’asfalto. Sulla copertina di Quando il caffè è pronto di Toshikazu Kawaguchi, tra semplici ed essenziali illustrazioni, c’è una frase: Una tazza, una sedia, un desiderio. Solo così puoi trovare la serenità. La bellezza della scrittura e della lettura è permettere di avere accesso a un continuo mondo delle meraviglie, dove una frase viene creata e poi si trasforma, si evolve, si interpreta in mille e mille modi. Così, rileggendo le parole Una tazza, una sedia, un desiderio. Solo così puoi trovare la serenità, accanto al suo primo significato che l’affianca alla narrazione di cui è parte, un’immagine nuova ha preso forma. Scrivere è anche questo: prendersi un buon caffé caldo, sedersi comodamente, ascoltare l’ispirazione, altrimenti chiamata desiderio, e seguirla come Alice. Perché scrivere è realtà, fantasia, meraviglia, stupore. Scrivere è aiuto a superare le difficoltà, chi non ha mai annotato i propri pensieri su un diario? Scrivere è lasciar andare, è affrontare, è serenità.

In egual modo, leggere. Leggere è scoprire, è ritrovare, è sorridere, è incontrare, è ascoltare la realtà da un nuovo punto di vista. E così è accaduto con il gruppo di lettura: raccontare il Parkinson attraverso gli occhi della creatività, della fantasia. Un lavoro eccezionale di scrittura e lettura, affinato dalla collaborazione di coloro che, assieme a me, lavorano con e nel gruppo; una creazione nata dalla voglia dei partecipanti di mettersi in gioco per raccontarsi, riscoprirsi e condividere.
Il risultato? Un folletto dispettoso, un mago giramondo che attraversa diverse atmosfere e porta in luce tante parole che donano meraviglia, sorriso e serenità, anche in una situazione un po’ difficile.
Non dimentichiamoci, quindi, nella nostra realtà, di essere tutti un po’… Alice nel paese delle meraviglie …